Allattamenti faticosi, la testimonianza di una mamma

Per festeggiare la SAM ecco la testimonianza di Manuela, mamma di Giulia.

Tutti ti parlano del parto e tu per mesi ti prepari a quel momento: io l’ho affrontato con una nuova e inaspettata serenità. Giulia aveva fretta e tutto è stato veloce e sorprendente. I primissimi giorni sono stati per me semplici: l’adrenalina del momento e la tenacia mi hanno fatto portare a casa dall’ospedale un fagottino cresciuto dalla nascita di 80 g.

Poi ho iniziato il mio personale difficile cammino dell’allattamento fatto di fatica e sofferenza fisica e mentale.

Le poppate erano dolorosissime e lunghissime. Mi sembrava non ci fosse altro: lunghe giornate di puerperio chiusi in casa in lockdown noi 3 fra pianti, camminate in tondo nella stanza, cura delle ragadi e poppate. Mi son sentita stanca e svuotata e vivevo il momento del risveglio di Giulia, associato alla poppata, con grande disagio. Non riuscivo a tenere stretta a me la mia bimba perché le profonde ragadi non me lo permettevano.

Dopo alcune settimane mi sono accorta di non aver nemmeno una fotografia con lei: ero completamente concentrata a nutrirla pensando di non riuscire ad affrontare le difficoltà. Non mi ascoltavo.

Una mattina, dopo l’ennesima notte di pianti per il forte dolore al seno, il papà della nostra Giulia ha preso la scomoda decisione: basta poppate. Ho iniziato così 2 lunghe e complesse settimane fatte di tiralatte ogni 3 ore, di biberon, unguenti di ogni tipo, impacchi di argilla o di panni caldi e di terrore del mio seno. Dovevo imparare a conoscerlo, a leggere i suoi segnali e capire i bisogni del mio corpo in stretta connessione con Giulia. Poco per volta, finalmente, le ragadi son guarite, ma è arrivata la paura tremenda a riattaccare quella boccuccia a cuoricino ai miei capezzoli.

Ora era ferma la convinzione che stavo facendo tutto il possibile per la mia bimba e che lei aveva bisogno di me e del mio latte, ma soprattutto di me.

Però la paura era fortissima e i dubbi enormi. Ero determinata a nutrirla di latte materno, ma trovavo quasi più semplice la fatica del tiralatte che non il riattacarla al seno. Il supporto del mio compagno e la visita di Noemi a casa nostra sono stati determinanti per riavvicinarmi all’allattamento al seno. Ho iniziato a capire che dovevo ascoltare dentro di me cosa fosse adatto a Manuela, Giulia e Luca: non esistono regole rigide. Pochi giorni dopo era Pasqua, quest’anno una Pasqua particolare, rinchiusi in casa, lontano dai cari, ma per noi un vero “passare oltre”, un “passaggio”: Pasqua.

Giulia, attaccata al seno di mamma Manuela e la mano di papà Luca che le dà contenimento.

La mia piccola ha ripreso le poppate. Prima in alternanza al biberon, poi solo di giorno e infine anche di notte.

Il mio seno ha continuato ad essere difficile da capire… Ho avuto vasospasmo al capezzolo, ma ho stretto i denti. La mia piccola ha dovuto gestire un riflesso di emissione forte. Poppate agitate e frustranti per me, alternate ad altre in totale serenità. La soluzione è arrivata grazie a Giulia: è stata bravissima ed ha imparato da sola ad aprire un pochino la bocca per far colare il latte!

Mi sono anche cimentata con un dotto lattifero ostruito, ma oggi finalmente assaporo le gioie dell’allattamento.

Ora ci ritroviamo a fare poppate nelle situazioni più improbabili e tutto è diventato dolcemente naturale. Giulia ha 4 mesi e spesso, mentre succhia il latte, si ferma, si stacca dal seno, gira la testolina e mi guarda sorridendo con i suoi occhioni blu per qualche secondo. Poi si rigira e continua la sua poppata. È uno sguardo pieno di amore che ci ripaga di tutte le fatiche e dei momenti bui.

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