10 cose che possono insegnare i figli…anche quando non sei ancora genitore

Ultimamente non amo condividere sui social cosa succede nella mia vita, però vorrei per una volta parlare ad altre donne, soprattutto se non sono ancora mamme ma vorrebbero tanto diventarlo, presto o tardi che sia. Vorrei condividere con loro 10 cose che sto imparando grazie ai miei figli, Elia e Matteo. Potrei scriverne 1000, in effetti, ma 10 sono già tante, soprattutto se si riuscisse  davvero ad apprenderle del tutto…

Elia nella pancia di mamma, disegnato da papà

Elia e Matteo mi hanno insegnato che…

# 1 non si smette mai di IMPARARE. Sembra abbastanza ovvio quando stai per diventare genitore, ma col tempo capisci che si impara davvero dai figli solo se si ammette di essere ignoranti e impreparati. E da qui il punto 2.

#2 non sei mai preparato abbastanza alla genitorialità e pertanto puoi solo prepararti ad affrontare (e accettare) l’IMPREVEDIBILE, perché una gravidanza e una maternità possono diventare un lungo scontro (o incontro) con le infinite possibilità della vita. E questa incontrollabile imprevedibilità può metterci duramente alla prova in tanti modi: quando ti tocca stare sveglio mentre vorresti dormire; quando speravi di partorire naturalmente e ti tocca un cesareo; quando eri convinta che avresti allattato fino ai 18 mesi e invece tuo figlio adora il biberon!

#3 Bisogna fare scorta di PAZIENZA. Io non ne ho mai avuta molta, preferisco agire piuttosto che aspettare; ma i figli insegnano a scavare dentro se stessi per trovare la calma necessaria ad affrontare gli imprevisti di ogni giorno.

#4 Quando la pazienza è esaurita c’è bisogno di un AIUTO. Io l’ho trovato in mio marito (che è molto più paziente di me), negli amici che mi hanno accompagnato prima, durante e dopo le due gravidanze, e nelle ostetriche che si sono prese cura di noi e della nostra nuova Vita.

#5 Oltre a cercare un valido e professionale aiuto per gestire l’imprevedibilità della maternità, può rivelarsi utile FIDARSI dei figli, già mentre sono nella pancia (se non addirittura prima del concepimento). Elia me lo ha dimostrato chiaramente: è arrivato quando non ci speravamo più, ha deciso di rimanere quando pensavo stesse per lasciarmi ed è nato con i suoi tempi, con calma e determinazione. Ancora adesso, a quasi tre mesi, è lui che spesso mi indica che strada dobbiamo intraprendere insieme…e per ora non ha mai sbagliato.

#6 Quando desideri avere un figlio più di ogni altra cosa può capitare di scontrarsi con il tempo e vederlo come un nemico. Ti prefiggi una data entro cui qualcosa deve capitare…e ovviamente è sicuro che non capiterà. E così inizi a combattere contro il destino, sentendoti sempre più stanca e più vecchia … finché un giorno ti arrendi, lasci andare la Vita e le cose cambiano, nella tua mente prima ancora che nel corpo. Alla fine, se hai fortuna, impari che il PRESENTE è l’unico tempo della genitorialità: in gravidanza, nel parto e ancora di più nel post parto. In ogni oggi che dedico completamente alla mia creatura sento tutta la forza e la giovinezza che accompagna la maternità (soprattutto se hai superato i fatidici 30!)

#7 nella maternità GIOIA e FATICA viaggiano insieme, e non è detto che più fatica fai più gioia ne ricavi. In genere finita una fatica …ne arriva subito un’altra. Pensavo che dopo la fatica del parto avrei provato solo la gioia grande di crescere mio figlio,  e invece scopri le meraviglie del puerperio, dell’allattamento e del fatidico primo trimestre di esogestazione. Alla fine quasi mi manca la sala parto!

#8 La gravidanza, il parto e la maternità sono occasioni importanti per una donna per sentire e conoscere tutta la POTENZA della propria femminilità, anche in momenti in cui ci si sente estremamente fragili. Credo che uno dei modi per superare questa ambivalenza, per la quale   possiamo tranquillamente incolpare gli ormoni, sia al punto 9.

#9 CONDIVIDERE con altre donne le gioie e i dolori della maternità è una risorsa infinita a cui tutte dovrebbero poter attingere, perché permette di affrontare paure, incertezze e sbalzi ormonali con serenità grazie alla consapevolezza di non essere sole in questo viaggio.

#10 SOFFRIRE è parte del viaggio verso la maternità. Me lo ha insegnato mio figlio Matteo. Sicuramente c’è una sofferenza del corpo, soprattutto nel parto, ma è transitoria. Penso di più alla sofferenza che sta nella fatica di dover rimandare e poi attendere per un progetto che sembra non realizzarsi mai, nel litigare con il tempo, nel dover accettare l’imprevedibile, nel paragonarsi agli altri sentendosi insoddisfatti.
Matteo non è mai nato, la sua vita si è fermata molto presto. Non penso sia importante in che momento perdi un figlio in gravidanza, è comunque un evento che ti segna per sempre. Matteo per noi era già una nuova Vita, aveva già un nome, e dover rinunciare a lui ha segnato profondamente la storia della nostra famiglia.

Ma questi 10 punti, che riassumono solo in parte la mia storia di maternità, non avrei potuti scriverli senza Matteo e senza Elia, che da tre mesi riempie il mio tempo con sorprese, gioie, fatiche, sofferenze, forze impreviste e momenti di condivisione con altre mamme.

Auguro ad ogni futura mamma di poter imparare tanto dalla sua storia di maternità. E ringrazio i miei due figli, mio marito, i miei amici e le mie ostetriche per avermi accompagnato in questo percorso, aiutandomi a vedere la meta e ad assaporare tutto il meglio di questo viaggio.

Ileana, mamma di Matteo e di Elia

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