15 ottobre: giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale. La testimonianza di una mamma.

Quando Noemi mi ha chiesto se me la sentivo di scrivere due righe sulla nostra storia non vi nego che in me sono scaturite due emozioni: la prima è stata un senso di angoscia, perchè rivivere le fasi di cui vi parlerò crea in me ancora tanto dolore, e la seconda, un’emozione più bella, non trovo il termine giusto per definirla: poter parlare, raccontarvi, e quindi ricordare il mio Alessandro.

La foto qui sopra rappresenta alla perfezione la mia vita; sono la mamma di una bimba che ha da poco compiuto 3 anni, e la mamma di Alessandro che tra qualche giorno compirà un anno; non il classico compleanno, io lo definisco il suo primo compleanno in cielo .. eh già perchè lui è nato, e purtroppo è morto dopo pochi minuti dalla sua nascita. A 25 settimane di età gestazionale, troppo presto; 813 gr di amore puro, troppi pochi per vivere con noi su questa terra, ma sicuramente abbastanza per colmare il nostro cuore.

È sicuramente l’esperienza più dolorosa alla quale la vita ci ha sottoposto.

Sopravvivere a mio figlio è “innaturale”: ogni genitore si aspetta di invecchiare e morire dopo aver visto crescere i propri figli .. e così pensavamo di fare anche noi, con i nostri sogni ed i nostri progetti.

La nostra vita, dopo la morte di Ale, è stata letteralmente STRAVOLTA.

Di tutto questo straziante percorso possiamo soltanto ringraziare di aver avuto persone accanto che sono state dei veri angeli custodi per noi ..

In questi primi momenti è stato fondamentale per noi essere circondati da persone competenti; che ci hanno dato gli strumenti per affrontare questa situazione e che ci sono state accanto anche semplicemente in silenzio o donandoci un abbraccio. Non ci interessavano parole in quel momento.

I dubbi, i sensi di colpa, le paure e tutte le altre emozioni subentrano in un secondo tempo …

Sono uscita da quel reparto con la pancia vuota, con le braccia vuote. Con il cuore spento e con le lacrime che solcavano il mio viso.

Perdere un figlio in gravidanza è devastante, ed è ancora più devastante il vuoto che si crea intorno a chi rimane.

A distanza di un anno ringrazio le ostetriche Nunzia, Francesca, Cristina, Noemi, Barbara e tutto il resto del personale per non averci lasciato soli nel nostro dolore, perchè sicuramente non saremmo stati in grado di gestirlo.

Ringrazio la mia famiglia perché si è dimostrata più forte ed unita di quel che credevo.

Ringrazio le persone che anziché allontanarsi, si sono avvicinate.

E’ un cammino lungo e tortuoso, fatto di lacrime, sorrisi, ricordi invisibili e odori immaginati, ma il dolore può essere trasformato in un’onda d’amore inimmaginabile.

Dopo qualche mese dalla perdita del mio bambino, grazie ad una brochure passatami tra le mani e ad internet, entrando nel forum dell’associazione CiaoLapo Onlus, ho conosciuto Claudia Ravaldi, la presidente.

CiaoLapo nasce per riempire due vuoti.

Il primo, grande vuoto, è quello lasciato da un figlio atteso, percepito e vissuto, che viene a mancare ancor prima di essere stato abbracciato.

Il secondo, desolante vuoto, quello scientifico e sociale, che accompagna troppo spesso i genitori, come noi, che perdono un figlio in epoca perinatale.

CiaoLapo cerca di far crescere la cultura dell’accoglienza e del sostegno di fronte al lutto perinatale su tutto il territorio nazionale. Insieme, Claudia e suo marito Alfredo, si occupano della formazione degli operatori negli ospedali, hanno dato vita a gruppi di auto mutuo aiuto anche on line, gestiscono i volontari che seguono le iniziative e, tra le altre cose, tutta la burocrazia che accompagna un’esperienza come quella che ho vissuto io.

Il 15 ottobre, in tutto il mondo, si celebra il “BabyLoss Awareness Day”.

Una data simbolica, che unisce e rappresenta milioni di persone colpite nella loro vita dalla morte di un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita.

Una data fortemente voluta, negli anni ottanta, da centinaia di genitori in lutto, stanchi di dover affrontare non solo la perdita di uno o più figli, ma anche il silenzio e l’indifferenza della società.

Da allora il 15 ottobre è divenuto per migliaia di persone l’occasione per ricordare, celebrare, condividere… l’occasione per vivere, nonostante il dolore, e per trasformarlo, quel dolore, così spaventoso da essere per molti inimmaginabile.

Dal 2007 l’associazione CiaoLapo Onlus ha portato il BabyLoss anche in Italia, così da offrire alle migliaia di persone colpite da lutto perinatale in Italia la possibilità di incontrarsi, condividere e crescere.

ll 15 è la giornata in cui i bambini “annullati” come “mai esistiti”, tornano vivi, riprendono il loro posto, attraverso il ricordo, la testimonianza e la vitale fermezza dei loro genitori.

Perché se la morte è irreversibile, lo è anche la vita.

E la vita breve o brevissima dei nostri bimbi (che molti preferiscono classificare come embrioni, aborti, feti, ignorando che per ognuno di loro era già pronto un nome o un nomignolo e che per la maggior parte dei genitori sono soltanto bambini), ha un senso profondo, per alcuni quasi sacro.

Il 15 ottobre serve a restituire a noi genitori che attraversiamo un lutto difficile e incompreso la voglia di attraversarlo, di vivere ancora, senza sentirsi soffocare dalla fretta degli altri di “reagire, guardare avanti”, senza stereotipi, senza dimenticare imparare che una mamma in lutto è comunque una madre alle prese col compito più difficile di tutti: trasformare l’amore dei baci non dati, degli abbracci mancati, degli sguardi mai incrociati in un messaggio incorporeo e comunque presente.

In molte piazze d’Italia il 15 ottobre i genitori si riuniranno in ricordo dei loro figli perduti; a Cuneo, purtroppo, non ci sono ancora volontari formati per cui non è stato organizzato nulla.

L’Onda di Luce è un concetto creativo nato da un’idea delle associazioni inglesi:

se in tutto il mondo ogni partecipante accende una candela alle ore 19 locali e la mantiene accesa per un’ora, per tutta la giornata del 15 ottobre un’onda di luce attraverserà il globo, illuminando progressivamente tutto il pianeta, un fuso orario dopo l’altro. Si tratta di un modo simbolico per sentirsi idealmente uniti con migliaia di altre persone, accomunate da un lutto che invece abitualmente isola: la morte di un bambino.

E’ importante ricordarci che non siamo soli, che la nostra sofferenza non è inadeguata o bizzarra, che prima di noi altri genitori ci sono passati e hanno trovato un nuovo equilibrio. L’onda di luce ha anche questo obiettivo, aiutare i genitori, i loro parenti ed amici a trovare la loro consapevolezza e la loro strada.

L’onda di Luce ha inoltre lo scopo di rendere visibile, luminoso e chiaro ciò che spesso viene tenuto nascosto e ignorato dalla nostra società: il lutto perinatale non deve essere un tabù, perché può essere narrato, compreso ed affrontato. Insieme.

La nostra candela in ricordo di Ale è già pronta per essere accesa sul nostro davanzale!

La mamma di Ale

 

“Non posso tenerti per mano e allora ti tengo nel cuore.

Ed è lì che sei e sarai presenza, eterna. Ed è quello il posto più bello che ho.

Mi diranno che non posso toccarti. Vero, ma nel cuore io ti sento.

Mi diranno che non posso vederti. Vero, ma gli occhi ricoprono le distanze e nel cuore non c’è distanza.

Mi diranno che non posso udire la tua voce. Vero, ma io ti ascolto e in me fai rumore!

Mi diranno che non posso parlarti. Vero. Ma cosa servono le parole, tu mi fai battere il cuore.

E se il cuore è l’organo della vita, anche se io non ti tengo per mano, non ti vedo e non ti parlo, faccio molto di più, ti tengo nel cuore…io ti tengo nella mia vita.”

F.Roversi

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