Cosa succede negli incontri del Cerchio delle mamme il giovedì mattina all’Oasi?

Sono seduta al tavolo della mia cucina, fuori l’aria odora di neve.

Alla mia destra un vaso e alcune pietre raccolte con Vittoria l’ultima volta che siamo state al fiume per salutare il nuovo anno con un falò. Alla mia sinistra il frigorifero dove piano piano le tante fotografie raccontano la nostra storia, la nostra vita. Sulla mia schiena, Orlando, il nostro secondo nato…piccolo bambino dagli occhi tibetani che a marzo compirà un anno.

Vittoria questa mattina è a scuola, ha iniziato qualche settimana fa la scuola dell’infanzia.

Domani è giovedì, finalmente è giovedì.

Il giovedì da ormai molto tempo è sinonimo di cerchio, condivisione, sorrisi, lacrime a volte. Il giovedì è il cerchio delle mamme all’Oasi, è lo spazio solo mio e di Orlando, così come lo è stato prima solo mio e di Vittoria. Ma mentre scrivo mi accorgo che non è proprio così… è vero, porto il piccolo, ma lei è sempre presente: sono molte le mamme bis, così come le chiamiamo nel gergo, sono molti i pensieri e le parole spese sui primogeniti.

Il cerchio è difficile da raccontare a parole, ci vuole la costanza di partecipare più e più volte per sentirlo vibrare.  

Il cerchio è scambio tra donne, donne che sono anche mamme. Il cerchio è il ramo sospeso al quale ci si può aggrappare quando il fiume della maternità è in piena e sembra non lasciare via di scampo, è quel ramo dove per un attimo puoi respirare, da dove forse puoi scorgere un punto dove l’acqua è più bassa e la puoi vedere solo cambiando prospettiva. Il cerchio è la piccola spiaggia dove puoi coricarti e sentire il sole caldo sulla pelle, quando il fiume è lento e tranquillo, quando sai di poter tornare in acqua quando vuoi e uscirne senza paura.

Daria, Vittoria e Orlando

E poi nel cerchio ci sono loro, le ostetriche.

Uso il plurale perché a questo giro il mio cerchio è stato davvero fortunato… Gisella che conduce e mamma/ostetrica Noemi tra di noi. Chi conduce il cerchio ci guarda negli occhi quando arriviamo e già sa se la proposta che aveva in mente per quella mattina è puntuale o se è meglio spostare l’attenzione su altro. Forse una mamma sta passando delle notti in bianco, forse un’altra è alle prese con la gestione dei due figli nati molto vicini, un’altra ancora vorrebbe raccontare tutto sulla suocera o sul compagno … l’intento è chiaro, sistemare, accomodare, poter ripartire più cariche, più consapevoli.

E poi arriva il tempo, sai che è ora di andare.

Te ne accorgi quando i cuccioli iniziano a muoversi troppo per la stanza, quando Gise deve alzare i bicchieri e le tazze del thè, perché qualcuno gattonando (o strisciando) ha raggiunto la meta… Il mio tempo è arrivato, di giovedì ne ho solo più due prima del grande rientro e non nascondo il senso di malinconia che mi pervade se mi fermo  a pensarci. Ma so anche che ho le mie ancore, per usare un termine caro all’Oasi o per citare una delle frasi di mamma Elisa, so che è il momento di lasciare la boa, perché altrimenti come facciamo a sapere cosa ci riserva il mare aperto se rimaniamo fermi lì?

Cito per ultimi i biscotti (rigorosamente al cioccolato)! Perché senza i biscotti del giovedì, che ne sarebbe del cerchio?

Daria, mamma felice di Vittoria (2 anni e 9 mesi) e Orlando (11 mesi)

“…ciò che probabilmente più influenza maggiormente i figli è il grado di benessere e il comportamento della madre. Se vi importano i figli, prendetevi cura delle madri.” R. Hanson

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