Il parto in casa: speciale nel suo essere normale

“Che scelta coraggiosa!” ecco il commento più ripetuto dalla gente dopo aver saputo del nostro parto in casa. Un’esclamazione gentile, ma l’apparente complimento cela una velata accusa: il confine tra coraggio e incoscienza è sempre molto labile.

Per la nostra famiglia il parto in casa non è stato affatto una scelta coraggiosa, ma una importante presa di responsabilità. Per la madre significa intraprendere un percorso che la porti ad avere piena fiducia nel proprio corpo, nelle proprie sensazioni e nella Natura che tramite esse opera. Per il bambino significa avere un ingresso nel mondo delicato, nel più totale rispetto. Il momento è sacro e va celebrato in intimità, in famiglia. Per il padre è l’opportunità di mettersi in gioco sperimentando un coinvolgimento altrimenti impossibile. Per i fratellini e le sorelline se presenti è la possibilità di accostarsi con la più grande delicatezza e meraviglia al mistero della vita. La vera e forse unica difficoltà sta nell’affidarsi al proprio istinto e alla competenza delle fidate ostetriche senza venire influenzati dalla paura e dalla disinformazione. Usare la propria testa, per questo sì ci va del coraggio.

Responsabilità però è una parola pesante e non sarebbe giusto colorare il parto in casa di toni così grigi. Al contrario, una volta imboccata la strada tutto diventa naturale. Ci si accorge solo dopo di quanto sia stato tutto così semplice, ai confini dell’ovvio. La gravidanza e il parto sono momenti atavici, legati alla nostra primordialità come potrebbero essere complessi o pericolosi?

Riportare il momento della nascita alla sua originale semplicità non è solo responsabile ma giusto e necessario. Si tratta di una precisa presa di posizione.

Se le cose possono cambiare, il parto è sicuramente l’avvenimento da cui iniziare.

“… Voglio che l’uomo quando nasce respiri i fiori nudi, la terra fresca, il fuoco puro, non ciò che tutti respirano. Lasciate tranquilli quelli che nascono!
Fate posto perchè vivano! Non gli fate trovar tutto pensato, non gli leggete lo stesso libro, lasciate che scoprano l’aurora e che diano un nome ai loro baci …”
Da “Certa Stanchezza” di Pablo Neruda

Il racconto di Jenni, mamma di Frida e Mira

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